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Negli ultimi quattro anni, il nostro lavoro su spazi pubblici sottoutilizzati ha contribuito a restituire alle città circa 30.000 metri quadrati destinati a hub culturali e community hub.

Quando la rigenerazione urbana diventa infrastruttura culturale 

Ex ospedali, caserme, scuole, tribunali, conventi, complessi monumentali: l’Italia detiene uno dei patrimoni immobiliari dimessi più vasti d’Europa, quasi 7 milioni di unità tra edifici pubblici e privati (Fonte ISTAT). Si tratta spesso di edifici storici, collocati nel cuore dei comuni, il cui abbandono produce effetti a cascata sul tessuto urbano e sociale circostante. 

In questo scenario, la rigenerazione urbana orientata alla creazione di hub culturali e community hub si è affermata come una delle risposte più efficaci: veri progetti di sviluppo locale, in cui cultura, creatività, lavoro e cittadinanza attiva si intrecciano.  

Negli ultimi quattro anni abbiamo affiancato enti pubblici, istituzioni culturali e organizzazioni non profit da Nord al Sud Italia in un percorso integrato che parte dal riuso dell’esistente e passa attraverso la partecipazione delle comunità e la proposta di soluzioni organizzative ed economiche sostenibili per arrivare alla strutturazione di forme uso temporaneo o definitivo di spazi pubblici. 

Un approccio che unisce spazi, persone e sostenibilità 

Il filo rosso che attraversa tutti i progetti è chiaro: inizia con un edificio dismesso e attorno ad esso si costruiscono funzioni condivise, solide strutture di gestione e alleanze territoriali capaci di durare nel tempo, trasformando risorse pubbliche e private in piattaforme di innovazione culturale e sociale. 

Nei percorsi avviati a Venaria Reale, Caserta, Livorno, Busto Arsizio, Gubbio, Collegno, Udine e Bardi, abbiamo lavorato fianco a fianco ad amministrazioni locali, fondazioni e soggetti culturali per trasformare idee in progetti strutturati. 

In alcuni casi il focus è stato sui giovani e sull’innovazione culturale, in altri sulla sperimentazione creativa o sulla costruzione di spazi aperti alla cittadinanza.  

In tutti, l’obiettivo è stato lo stesso: evitare interventi episodici e costruire hub capaci di reggersi anche oltre la fase di finanziamento. 

Le collaborazioni con Fondazioni di Origine Bancaria, enti locali e reti di operatori culturali hanno permesso di integrare risorse pubbliche e filantropiche, trasformando bandi PNRR, FESR, ANCI e regionali in leve concrete di sviluppo urbano. 

Risultati già visibili nei territori 

Accanto ai risultati quantitativi, con 35 milioni di euro attivati in quattro anni e una decina di progetti diversi, emergono risultati qualitativi altrettanto rilevanti: i progetti hanno contribuito a costruire modelli di governance condivisi, coinvolgere reti territoriali, rafforzare ecosistemi culturali locali e creare nuove opportunità, in particolare per giovani, operatori culturali e imprese creative. 

Alcuni interventi raccontano bene questa direzione.  

Alla Reggia di Caserta, ad esempio, la riqualificazione l’ex Convento dei Padri Passionisti nel Parco Reale, che interessa oltre 2.000 metri quadrati, ha dato forma a un hub dedicato a design, artigianato e creatività. A Gubbio, il progetto si è focalizzato sulla valorizzazione del Villino Marvardi come luogo di aggregazione, produzione culturale e lavoro condiviso ed è stato avviato anche grazie alle risorse del bando ANCI per spazi per under 35. A Busto Arsizio invece il community hub, finanziato all’interno della Strategia di Sviluppo Urbano Sostenibile (FESR), è stato ripensato come integrazione di strutture nuove e immobili esistenti (“Ex Dispensario”) ma anche di materiale, realizzazione di spazi, e immateriale, ovvero la costruzione di relazioni comunitarie, aperte e rivolte a tutta la cittadinanza. 

Opportunità concrete che vanno oltre al recupero fisico 

L’esperienza di questi anni conferma che la rigenerazione urbana funziona quando non si limita al recupero degli edifici, ma investe nella costruzione di comunità, nella sostenibilità gestionale e nella capacità di generare nuove opportunità per i territori. 

Un’occasione in questa direzione arriva oggi dal bando ANCI per l’assegnazione di spazi pubblici a giovani under 35, che apre nuove strade ai Comuni interessati a intraprendere questo tipo di percorso.  

È questa la sfida più interessante e replicabile per gli hub: non solo restituire spazi alle città, ma trasformarli in presidi attivi, capaci di connettere cultura, sviluppo locale e innovazione sociale nel lungo periodo.